Che vuol dir che Ascanio piagne?

Su Ascanio Mari dalla Vita di Benvenuto Cellini

Nona Parte

Uscendo del Castello e avendo il viso cosí lacrimoso, si incontrò in dua di quei mia maggior nimici, che l’uno era quel Ieronimo perugino sopra ditto, e l’altro era un certo Michele, orefici tutt’a dua. Questo Michele, per essere amico di quel ribaldo di quel Perugino e nimico d’Ascanio, disse: «Che vuol dir che Ascanio piagne? Forse gli è morto il padre? dico quel padre di Castello». Ascanio disse a questo: «Lui è vivo, ma tu sarai or morto» e alzato la mana, con quella sua istorta gli tirò dua colpi, in sul capo tutt’a dua, che col primo lo misse in terra, e col sicondo poi gli tagliò tre dita della man ritta, dandogli pure in sul capo. Quivi restò come morto. Subito fu riferito al Papa; e il Papa in gran còllora disse queste parole: «Da poi che il Re vuole che sia giudicato, andategli a dare tre dí di tempo per difendere la sua ragione». Subito vennono, e feciono il detto uflizio che aveva lor commesso il Papa.

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