Come Grangola conobbe lo spirito meraviglioso di Gargantua con l’invenzione di un puliscicùlo

Sabato 3 luglio alle 24:00 in Piazza dell’obelisco Messer Gino e Messor Mascolini declamarono a viva voce Letture costumate ed eretiche tratte da testi di rinascimentali autori. Qui proponiamo un brano dal XIII capitolo del Gargantua e Pantagruel del francioso Rabelais.

Sul finire del quinto anno d’età, Grangola, ritornando dalla disfatta dei Canariani, visitò suo figlio Gargantua. Ne fu lieto come poteva esserlo un tal padre vedendo un tal figlio, e, baciandolo e abbracciandolo, lo interrogava in diversi modi con domandine infantili. E bevuto di getto con lui e le sue governanti, a queste con gran cura chiese, in tutti i casi, se l’avessero tenuto netto e lindo. A ciò Gargantua diede risposta che si era dato da sé un tale ordine che in tutto il paese non v’era ragazzo più pulito di lui.
— Come mai? disse Grangola.
— Io ho, rispose Gargantua, per lunga e curiosa esperienza, inventato un mezzo per pulirmi il culo, il più regale, il più signorile, il più eccellente, il più veloce, che sia mai stato visto.
— Quale? disse Grangola.
— Questo che vi racconterò, disse Gargantua, adesso.
«Io mi pulii una volta con una mascherina di velluto di una damigella, e la trovai buona, poiché la morbidezza della seta mi causò nel profondo una voluttà molto grande. Un’altra volta con un suo cappellino, e fu lo stesso. Un’altra volta con una sciarpetta. Un’altra volta con dei paraorecchie cremisi di satin, ma la doratura delle sferette di merda che ci stavano mi ha scorticato tutto il di dietro. Che il fuoco di sant’Antonio arda il budello culare dell’orefice che le ha fatte e la damigella che le portava!
«Questo male passò pulendomi con un berretto da paggio, tutto impiumato alla svizzera.
«Poi, cacando dietro un cespuglio, trovai un gatto marzolino, con lui mi pulii; ma le sue unghie mi ulcerarono tutto il perineo. Da ciò guarii lindomani, pulendomi con i guanti di mia madre, profumati alla pilosella.
«Poi mi pulii con la salvia, col finocchio, con l’aneto, la maggiorana, le rose, con foglie di zucca, di cavolo, di bietola, di vite, di malva, di tasso barbasso (il rossetto del culo), di lattuga, e foglie di spinacio – il tutto fece molto bene alla mia gamba – di mercorella, di persicaria, d’ortica, di consolida, ma ne ho avuto il cacasangue dei lombardi, da cui fui guarito pulendomi con le mie braghette.
«Poi mi pulii con le lenzuola, la coperta, le tende, con un cuscino, un tappeto, un tappeto verde, una tovaglia, una salvietta, un fazzoletto, un accappatoio. In tutto trovai piacere più dei rognosi quando si grattano.
— Bene, ma, disse Grangola, quale puliscicùlo hai trovato migliore?
— Ci stavo, disse Gargantua, e presto ne saprete il tu autem. Mi pulii col fieno, la paglia, la stoppa, la borra, la lana, la carta. Ma
.
Senza alcun dubbio i coglioni sgualcisce
Chi il suo lordo culo con carta pulisce
.
— Che!, disse Grangola, mio piccolo coglione, hai scolato due pinte, visto che rimi di già?
— Eh sì, rispose Gargantua, mio re, io rimo tanto e di più, e, rimando, sovente rimando. «Ascoltate cosa dice la nostra ritirata ai cacatori
.
Cacone
Smerdone
Petone
Puzzone
La cacca
Che scappa
Si spappa
Su di noi
Merdoso
Schifoso
Zozzone
Stronzone
Che di sant’Antonio il fuoco ti bruci
Se i tuoi
Lordi buci
L’ardire
Non hai di nettàre già prima di uscire
.
— Ne volete ancora?
— Ma certo!, rispose Grangola.
— Or dunque, disse Gargantua:
.
RONDEAU
.
Cacando l’altro ieri ho risentito
La tassa che al mio culo gli dovevo;
L’odore non fu come lo credevo:
Ne fui tutto appestato e impuzzonito
Ah, se qualcuno avesse acconsentito
Portarmi almeno una che attendevo
Cacando!
.
Le avrei senz’altre remore condito
L’ottava porta se e come volevo;
Per quanto la mia nona già sapevo
mondata e garantita dal suo dito,
Cacando!
.
— Allora, ora dite che non so niente. Per la Merdonna, ma non le ho fatte io queste rime; le ho intese recitare dalla matrona che vedete qui, le ho conservate nel tascapane della mia memoria.
— Ritorniamo, disse Grangola, al nostro argomento.
— Quale, disse Gargantua, cacare?
— No, disse Grangola, ma pulirsi il culo.
— Ma, disse Gargantua, paghereste un barile di vino bretone se vi metto in ginocchio a tal proposito?
— Sì, certamente, disse Grangola.
— Non c’è, disse Gargantua, punto bisogno di pulirsi il culo, se non è sporco. E sporco non può essere se non si è cacato: cacare dunque bisogna prima di pulirsi il culo.
— Oh! disse Grangola, quanto buon senso, figliolo mio! Uno di questi giorni ti farò laureare dottore alla Sorbona, per Dio! poiché tu hai più saggezza che anni.
«Ora persegui questo proposito puliscisculativo, ti prego, e, per dinci, non un barile ma sessanta botti ne avrai di quel buon vino di Bretagna.
— Io mi pulii poi, disse Gargantua, con un berretto, con una parrucca, con una pantofola, con un tascapane, con un paniere – ahi, quale pessimo puliscicùlo – quindi con un cappello. E notate che i cappelli alcuni sono lisci, altri pelosi, alcuni vellutati, altri ancora di taffetà, altri di raso. Il migliore di tutti è quello di pelo, per la sua abstersione molto buona della materia fecale.
«Poi mi pulii con una gallina, con un gallo, con un pollo, con la pelle di vitello, con una lepre, un piccione, un cormorano, con una borsa da avvocato, con un cappuccio, una cuffia, con un logoro.
«Ma, e concludo, io dico e sostengo che non c’è miglior puliscicùlo di un papero ben lanuginoso, purché gli si tenga la testa tra le gambe. E credetemi sul mio onore, poiché sentirete sul buco del culo una mirifica voluttà, tanto per la dolcezza della sua lanugine quanto per il calore temperato del papero, voluttà la quale sarà facilmente comunicata al budello culare e agli altri intestini, fino ad arrivare alla regione del cuore e del cervello.
«E non pensiate che la beatitudine degli eroi e dei semidei, nei Campi Elisi, sia nel loro asfodelo, o ambrosia, o nettare, come dicono le vecchie di qui. Tale beatitudine viene, secondo me, à mon avis, dal pulirsi il culo con un papero, e questa è anche l’opinione del maestro Giovanni di Scozia Duns Scoto [beatificato santo nel 1993 da Santosubbito, forse proprio per questa sua opinione]1».
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___________________
1 Giovanni Duns Scoto conosciuto anche come Doctor Subtilis (Duns, 1266 – Colonia, 8 novembre 1308) è stato un filosofo, teologo e scolastico scozzese. È stato beatificato da Giovanni Paolo II, il 20 marzo 1993.
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